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Si può misurare l’amore?

Si può misurare l’amore?

Ti è mai capitato di vivere l’amore in modo diverso dal tuo partner? Ti sei mai ritrovato ad un certo punto della relazione in cui tu sentivi di dare 100 e di ricevere in cambio solo 70? Nelle relazioni più importanti, soprattutto nei rapporti di coppia, capita di vivere questo “squilibrio” e sento spesso parlare di insoddisfazione dovuta ad una visione differente di manifestare l’amore. Tuttavia, mi piace notare che, questa “dinamica 70-100” accade soprattutto a quelle coppie che si amano davvero, dove l’amore è una forza che unisce. Eppure qualcosa sembra andare storto. Come se questo amore, proprio in virtù della sua stessa forza, ad un certo punto diventasse più esigente. Cosa succede, allora, quando due persone si amano in modo diverso? Quando l’amore viene vissuto e si manifesta in modo differente? Cosa succede quando tentiamo di misurare l’amore? Probabilmente ci si sentirà meno amati, si vorrebbe di più, come se quell’amore non fosse abbastanza. Forse, sentirai che manca qualcosa e sentirai l’esigenza fisica e mentale di volere di più… Ti è capitato di sentire queste parole? “Io ti amo. So che anche tu mi ami. Eppure, non mi basta. Non è abbastanza per me”. Queste parole ti sembrano come un pugno nello stomaco, come schiaffi che ti fanno male e come graffi che ti lasciano il segno. Hai la sensazione che ti stia per crollare il mondo addosso. Non vorresti crederci! Ma è così… A questo punto provi a darti delle spiegazioni che probabilmente assomiglieranno a delle scuse, pur di non ammettere che c’è un problema, qualcosa non va. L’amore sta per prendere un’altra direzione. E si...
Definizione di coach

Definizione di coach

SIAMO TUTTI COACH. O anche no. Come ti definisco il coach dipanando un po’ di nebbia.   Andiamo, diciamola tutta. Lo hai pensato. Almeno una volta lo hai pensato leggendo la parola coaching. Cosa diavolo è il coaching, o meglio ancora, cosa fa un Coach? Lo capisco. Fino a qualche tempo fa associavi questa parola agli allenatori sportivi (ma non siamo tutti allenatori in Italia poi – soprattutto nei Bar Sport)… Comunque dicevamo, bene che ti andava il coach era il tuo personal trainer in palestra dove tra Crossfit e sala pesi ti diverti a seguire gli obiettivi della forma fisica. O forse, già acculturato delle nuove professioni, avevi capito che qualsiasi persona in grado di essere un esperto in qualcosa – e bada bene che in Italia siamo tutti un poco esperti di qualcosa – per “modernizzare” il concetto hai letto la parola Coach come appendice di un ambito professionale (look-coach, fashion coach, vocal coach, artist coach, outfit coach…). Insomma, ovunque ci fosse anche un improbabile ambito professionale inesplorato l’assioma del professionista si sposava con la parola coach. Solo che così probabilmente, ti sarai sentito confuso, in un labirinto di definizioni senza senso. Si vero, non fanno prima a definirsi consulenti? Ebbene, da Coach  oggi  ho deciso di dare un po’ di risposte in merito a questa figura professionale, come è nata e si è evoluta. Sto parlando di quello stuolo di professionisti che si definiscono Coach accompagnandosi al massimo alle seguenti parole: business, love, life, mental, sport. Per oggi, lascerò da parte i singoli ambiti e mi concentrerò a farti luce nella testolina pensierosa di te che...
L’illusione della perfezione

L’illusione della perfezione

La Perfezione! Per me è sopravvalutata. Ma incredibilmente ambita… Pensateci… Viviamo, lavoriamo, agiamo con l’idea che la perfezione possa essere il viatico ideale per ottenere attenzione, comprensione, AMORE! La perfezione è l’illusione che abbiamo imparato fin da quando, bambini, aspiravamo ad essere degni dell’amore di mamma e papà, facendo a cazzotti con un senso di inadeguatezza e una dignità tutta da guadagnare. Abbiamo fatto tutto e il contrario di tutto. Ci siamo proclamati ribelli o i figli perfetti. Abbiamo seguito e inseguito quella perfezione di ruolo con alacrità. Ci siamo impegnati, profusi, fusi, confusi, arrabbiati, esaltati in nome di quella perfezione. In nome di quella performance che avrebbe fatto la differenza. E poi un giorno, sì un cavolo di giorno… ci siamo trovati! Fermi, immobili. Di fronte a quella perfezione. Inermi, assorti, presenti. Incapaci di ripeterla. Con il dubbio che quella perfezione NON sarebbe mai stata ripetibile. Che in NOME della PERFEZIONE ci siamo circondati di silenzio, di dinieghi di opportunità. Di rinunce. E’ uno schiaffo quella perfezione che risveglia. Perché un giorno, un bel giorno… sì, ci siamo trovati. Anzi, dovrei dire RI-trovati!  A guardare oltre quella corazza chiamata perfezione. Nostra soprattutto. E ci siamo resi conto che lì, dietro quella parvenza, eravamo rimasti bambini (e caspita che fatica mantenerla!). Bambini e insieme adulti. Adulti che non avevamo ottenuto tutto esattamente come lo volevano… Soprattutto quella cosa lì, quella che tutti chiamano AMORE! AMORE Sì, quella. E arriva sempre, poi quel giorno che impari a togliertela di dosso, quella perfezione. Te la scrolli. La ringrazi… La prendi a schiaffi… Ci litighi (e certo lei non ama essere mollata)...
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