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Perchè ti conviene motivare le tue Risorse Umane

Perchè ti conviene motivare le tue Risorse Umane

Oggi voglio parlarti di LORO: quelle persone che fanno parte della tua azienda, creando sistemi di relazione nella tua organizzazione. Le chiami Risorse Umane. Che tu sia un imprenditore, un manager di aziende di piccole, medie o grandi dimensioni, le Risorse Umane sono quelle che ti aiutano a fare la differenza nella tua produzione o nei tuoi servizi. Le hai scelte (o le hai fatte scegliere). Le utilizzi come meglio credi e puoi, nel rispetto del contratto di lavoro, nella maggior parte dei casi. E hai investito su di loro un sacco di aspettative: soprattutto aspettative di fedeltà, devozione e  – se parliamo di rete commerciale – di obiettivi e risultati. Ecco, la tua opera di lavoro è sotto i tuoi occhi, con le persone che giorno dopo giorno entrano in azienda, ti salutano, sanno che tu dai loro l’opportunità di essere utili alla causa, alla missione aziendale. Sei lì a dar loro il valore e il rispetto che meritano. Bello vero? Un quadro meraviglioso. Eppure, non è raro il caso in cui entro in azienda chiamata per un intervento di coaching  – di solito nasce come una richiesta di ri-motivazione  delle Risorse Umane –  che scopro una dimensione molto diversa da quella del tuo immaginario. Perché oggi, mio caro amico imprenditore, manager, responsabile, direttore…oggi ho una notizia importante da darti. In diverse mie esperienze, parlando con le TUE risorse umane, ho scoperto che si lamentano. Ebbene sì. Si lamentano. Di solito in merito a questo: Non sempre capiscono cosa devono fare; Non sempre comprendono se l’urgenza è veramente urgenza; Non sempre capiscono il senso delle cose che chiedi...
Vuoi PERDERE la tua prossima NEGOZIAZIONE? Eccoti tutti i SEGRETI per farla FALLIRE

Vuoi PERDERE la tua prossima NEGOZIAZIONE? Eccoti tutti i SEGRETI per farla FALLIRE

Oggi voglio parlarti di un argomento che certamente ti interessa. E questo perché lo realizzi in ogni momento in qualsiasi tipo di contesto e relazione, CON QUALSIASI INTERLOCUTORE, di qualsiasi età. Certo, se hai letto il titolo ci sei già: NEGOZIARE è un’azione che compiamo ogni giorno, in ogni momento  – o poco meno – con chiunque e nemmeno ce ne accorgiamo. E’ un po’ come comunicare. Non puoi fare a meno di farlo. Solo che – esattamente come per comunicare – NON SEMPRE sei consapevole che è ciò che sta andando in onda. Non sempre ti accorgi che stai per entrare in un gioco di potere. Non sempre ti accorgi di essere ripreso da una telecamera del grande fratello immaginario (tu e solo tu con il tuo IO criticissimo) che poi, ti farà fare conti e scontrini per il bilancio serale delle relazioni. Ecco. Pensaci. Sei al telefono con il tuo partner. Sono le 13. Ci sono i piccoli da andare a recuperare a scuola e tu hai appena terminato un appuntamento di lavoro importante. Magari proprio una trattativa nella quale hai messo tutte le energie del mondo per ottenere il tuo risultato (mi auguro per te, buono!). Ed ecco che il tuo partner ti chiede: “amore, per favore recupera i bambini che io intanto cucino, prima di tornare al lavoro”. Perché lavora anche il tuo partner. E siete di solito bravi a coordinarvi. Solo che oggi – il nostro oggi immaginario – tu hai sprecato proprio tutte le energie e NON hai minimamente la voglia di dire Sì. Perciò di fronte alla gentil richiesta, ti senti in...
David Allen: produttività ed efficacia personale e aziendale

David Allen: produttività ed efficacia personale e aziendale

David Allen è il più grande esperto mondiale di produttività ed efficacia aziendale e personale. Ha venduto più di 2 milioni di copie con il suo best seller: “GTD (Getting Thing Done).” David Allen aiuta aziende e private a gestire al meglio obiettivi, tempo e risorse, anche grazie al metodo GTD. Ho avuto l’opportunità di ascoltarlo al Forum dell’eccellenze organizzato da Performance Strategies e di apprendere questo prezioso strumento. In realtà, sono tanti gli spunti che ci ha passato David Allen: i passaggi per sostituire le “cattive prassi”, con le “buone prassi“; come realizzare una checklist efficace; come pulire la mente dalla spazzatura e tanto altro. Su un punto, però, vorrei soffermarmi con te. Un passaggio che mi ha colpito molto è rappresentanto dalla definizione degli orizzonti per i nostri impegni. Se sei un libero professionista, un manager o un imprenditore, sai che una delle difficoltà più grandi è stabilire una priorità alle tue scelte. Ti sarai trovato più volte a dover prendere delle decisioni tra più opzioni ed essere indeciso sul da farsi: “come faccio a sapere che quella sarà la decisione migliore?” “Come faccio a stabilire le priorità?” Questa definione degli orizzonti per i tuoi impegni, ti aiuterà esattamente in questo. 1. Scopo e Principi: cosa davvero conta per la tua professione/azienda? 2. Vision: come sarebbe la tua azienda/professione se avessi successo? Rispondere a queste domande, ti consentirà di proseguire agevolemente sui seguenti aspetti 3. Goal: quali sono gli obietti da raggiugere? Dopo aver risposto alle domande 1 e 2, sarà più semplice definire gli obiettivi 4. Responsabilità: quali sono le aree da curare? Anche in questo...
Nessuno fa le cose come faccio io. Mi tocca farle sempre in prima persona.

Nessuno fa le cose come faccio io. Mi tocca farle sempre in prima persona.

“Nessuno fa le cose come le faccio io, per quello mi tocca farle in prima persona.” Lascia subito che ti dica una cosa: HAI RAGIONE. Totalmente ragione! Ti chiederai: allora a cosa mi serve leggere il tuo articolo, Daniela? Te lo spiego subito. Il fatto di avere ragione, non significa che non ci sia qualcosa di diverso che puoi fare. Tu hai sicuramente moltissimi compiti e moltissime cose da fare nel tuo ruolo di imprenditore e/o manager di azienda. Tuttavia, per esperienza diretta sul territorio degli imprenditori, spessissimo ho assistito a questo tipo di scene: Dottore non funziona più il pc, come dobbiamo fare? L’ENEL è saltata (intendendo l’energia elettrica), che si fa? Dottore, l’impianto di allarme lo devono controllare. Serve il responsabile della sicurezza e il responsabile. Viene? Dottore, c’è un cliente che non ne vuole sapere di accettare l’offerta, posso passarglielo? La stampante si è rotta. Possiamo acquistarne un’altra? Probabilmente – parlando di PMI o MICROIMPRESE – queste richieste sono più o meno ricorrenti e plausibili. Non ne parliamo se poi l’impresa è fatta da pochissime persone. Le magliette dei ruoli sono praticamente a strati: il manager è gioco forza anche il responsabile sicurezza, il responsabile acquisti e forse anche il gestore clienti in post vendita, oltre che il direttore commerciale. Insomma, più funzioni collassate su di te. Tuttavia, prenditi qualche secondo in più e rileggi le 5 richieste sopra. Guardale e rileggile. Ti sembra forse che abbiano tutte lo stesso peso? Ritieni che siano risolvibili solo da te? Certo, mi dirai: no, certo che no. Posso certamente delegarle. Solo che chissà come mai quando le delego,...
Motivare le Risorse Umane. A scuola da “Il diavolo veste Prada”

Motivare le Risorse Umane. A scuola da “Il diavolo veste Prada”

Lei è MIRANDA PRISTLEY, regina e chief editor di Vogue. LEI DECIDE lo stile, le tendenze, la moda. Ed è la protagonista del film il DIAVOLO VESTE PRADA. Oggi andiamo a scuola da lei…per IMPARARE come NON si gestiscono le risorse umane quando vuoi motivarle. E sì, perché che tu abbia visto il film o meno, sappi che il personaggio interpretato da Maryl Streep è cinico, privo di comprensione, con totale mancanza di empatia verso persone e situazioni, con un disprezzo dello spazio di privacy e una tensione continua a creare conflitti e tensioni. In tutto in nome e per conto del risultato. A farne le spese? Le 2 assistenti  personali, portate allo stremo della loro capacità di tolleranza, di ritmi di vita assurdi –  siamo a NYC –  e che vedranno affievolirsi sogni e obiettivi primari in nome di VOGUE e di MIRANDA PRIESTLEY. Efficienza e risultati, paura e pressione. Questi gli ingredienti magici della n.1 di Vogue che stringe le unghie sulla gola dell’assistente appena entrata, che risponderà però colpo su colpo e con successo alle sue impellenti ed impossibili richieste. Grazie a qualità esattamente opposte: comprensione, apertura, empatia e un gran senso del dovere. Eppure, oggi andremo a scuola proprio da lei: MIRANDA. Non tanto per apprendere i suoi modi, ruvidi e senza fronzoli, ma per guardare allo specchio il suo contraltare. Una fantomatica manager che è in grado di ottenere i MEDESIMI RISULTATI, motivando – udite udite – le risorse umane. Perché alla fine, MIRANDA resta sola. A dirigere, certo. Ma sola. Ed eccoti qui. Ci sei arrivato. Lo strumento manageriale per antomasia per IMPARARE...
A SCUOLA DI MOTIVAZIONE E GESTIONE RISORSE CON  GIANLUIGI BUFFON

A SCUOLA DI MOTIVAZIONE E GESTIONE RISORSE CON GIANLUIGI BUFFON

A SCUOLA DI MOTIVAZIONE E GESTIONE RISORSE CON  GIANLUIGI BUFFON E’ martedì 18 OTTOBRE 2016. Partita serale. Si gioca fuori casa per il girone di Champions League, contro l’Olympique Lyonnaise. E’ della Juventus che scrivo oggi, ma non per parlare di sport (soltanto). Il protagonista del mio articolo di oggi è lui, il numero 1 al mondo dei portieri: Gianluigi Buffon. 38 anni e quasi più di 20 anni di onorata carriera. Il caso? Gianluigi Buffon ha sbagliato. Due volte e in modo importante. Prima con la nazionale con una papera clamorosa con la Spagna (e forse ANCHE con la Macedonia) che costa il goal alla squadra italiana durante le fasi preliminari di qualificazione ai mondiali e poi contro l’Udinese IN CAMPIONATO, facendosi passare una palla a dire di molti “nello stile di parata Buffon”. E in Italia, giornalismo e allenatori del buon vento si sono accaniti a sancire la FINE del numero 1, decretando la sua iperbole in discesa. Infondo, ha circa 40 anni e anche Dino Zoff alla sua età aveva già qualche cedimento che lo portò a ritirarsi. Fin qui, parliamo di fatti, di errori tecnici, di calcio che si fa commentare. Quello però che mi ha colpito di questa vicenda NON è tanto l’accanimento verso un professionista che – di fatto – NON si può più permettere di sbagliare. Era già successo ad altri dopo gli infortuni, se ci penso. Campioni decretati morti. Una critica spietata per i risultati che rendono un handicap a squadre e società. Magari due o tre volte di seguito. La crisi, forse la fine. Fin qui, ancora calcio, ancora statistiche...
Non esistono più i venditori di una volta!

Non esistono più i venditori di una volta!

Se hai un’attività o un’impresa questa frase l’hai già ripetuta o sentita: Non esistono più i venditori di una volta! E questo perchè probabilmente un TEMPO, non è più quel tempo. Ti faccio un esempio: hai un’attività commerciale, un’impresa: per definizione VENDI i tuoi servizi o prodotti. Per VENDERE i tuoi prodotti/servizi hai certamente affidato la vendita a qualcuno:  commessi o agenti o venditori o professionals. Il Venditore è uno degli elementi chiave del tuo Business. Ed essendo una delle figure più importanti della tua organizzazione hai deciso di implementarla o di cercare nuovi venditori. Vuoi perchè la vecchia guardia si è stancata, o il tuo business va bene e vuoi aumentare “il giro”, vuoi perchè i BRAVI VENDITORI sono come i BRAVI GIOCATORI: ricevono offerte e vanno via da te (che magari “li hai anche cresciuti“). E ti senti tradito, ma devi andare avanti. Trovare nuovi venditori. Così inizi a cercarli: dai vivai (le scuola?), oppure attraverso i portali o le inserzioni. Dai così il via al meraviglioso BALLO a corte (la tua corte) dell’analisi dei profili professionali di ex venditori, ex direttori di area, ex direttori di vendita, ex qualsiasi cosa voglia significare, con una piccola popolazione di neo laureati che si aspettano di farsi conoscere senza aver fatto molto prima, ma con idee chiare e la solita domanda: QUANTO DATE DI FISSO? QUANTE SONO LE PROVVIGIONI? Quanto ti sei “indignato”, infastidito di fronte a tutto questo CHIEDERE? Non si rendono conto che STAI OFFRENDO LORO UN POSTO DI LAVORO? Bene, ora devo proprio chiederti tanta attenzione: VENDERE FA SCHIFO. Questa frase non è mia, ma la...
La Ruota della Vita

La Ruota della Vita

La Ruota della Vita è un efficace strumento di Life e Business Coaching che ci aiuta a porci delle domande e a fare delle valutazioni per comprendere il momento che stiamo vivendo e gli obiettivi che vogliamo raggiungere. Elisa Marangio, esperta di formazione e sviluppo delle risorse umane, diplomata alla Scuola di Coaching MCI, ci spiega come utilizzarla.      Il tipo di domande che ci poniamo determina la qualità della nostra esistenza! Nasce da quest’assunto quello che è considerato, a ragione, uno dei principali strumenti del Coaching. La Ruota della Vita serve a scattare un’istantanea della propria esistenza, aiutando la riflessione sui singoli aspetti che la caratterizzano, così da tracciarne il quadro complessivo e stabilire la rotta migliore da seguire. Ogni spicchio del cerchio rappresenta un aspetto particolare dell’esistenza e l’esercizio consiste nell’autovalutazione degli ambiti più importanti, secondo una scala da 1 a 10 (0 corrisponde a soddisfazione nulla, 5 a soddisfazione mediocre, 10 a soddisfazione eccellente). Per stimolare la riflessione e facilitare l’auto-valutazione possiamo chiederci Sono soddisfatto del mio corpo? Mi piace la mia immagine allo specchio? Godo di buona salute? Qual è il mio livello di energia? Conduco una vita dinamica o sedentaria? Di che umore sono, di solito? Sono in grado di gestire le emozioni o ne sono spesso sopraffatto? Sono soddisfatto della mia casa? La considero accogliente e confortevole? Quali emozioni mi trasmettono i luoghi in cui trascorro molta parte del mio tempo? Dedico un tempo sufficiente alla crescita personale? Sono  soddisfatto delle cose nuove che imparo? Mi concedo tempo sufficiente per lo svago? Mi prendo di tanto in tanto una vacanza? Che rapporto...
Il Team Vincente non è democratico

Il Team Vincente non è democratico

Vuoi avere un team vincente che funzioni? Lascia stare la democrazia. Ti sembra un’affermazione azzardata? Si parla così tanto di team, squadra, gruppo… ma di cosa si sta parlando effettivamente? L’idea di fondo è mettere insieme diverse persone, possibilmente di talento e competenti, poi inserire la benzina degli obiettivi, da raggiungere con scadenze specifiche, quindi lasciare che le persone siano guidate da un leader più o meno direttivo e consapevole dei suoi passi. Spolveri il tutto con un pizzico di motivazione e di premialità, e infine dovresti ritrovarti con persone sorridenti e meravigliosamente in grado di garantirti i risultati che hai fissato in un dato tempo. Bella ricetta vero? Eppure c’è un però. Non è tutto idillio, motivazione, persone che si parlano e scelgono insieme. Davvero esiste una strana verità per un team vincente, ed è questa: i team migliori NON sono democratici. So che forse sto sconvolgendo la tua idea di team, di apertura, di considerazione e di valorizzazione delle risorse umane. Ciononostante, lo ripeto: i team migliori NON sono democratici.   Non so se hai esperienza di lavoro di squadra, se sei un imprenditore, probabilmente si. Anche fossi un manager, direi che questo articolo potrebbe incontrarti in una delle tue esperienze professionali. Non c’è che dire se sei un allenatore o un dirigente sportivo, sei praticamente nella tua dimensione. Ma lo ridico piano: i team migliori non sono democratici. Mi tocca ora spiegarti il perché, prima che tu torni alla vecchia idea di leadership dittatoriale (altrettanto inutile). Andiamo per gradi. Ti sei già trovato in una situazione in cui i consulenti ti hanno parlato di importanza di...
Negoziazione: 5 punti per trovare un accordo

Negoziazione: 5 punti per trovare un accordo

Più occasioni abbiamo di confrontarci con il mondo esterno, più possibilità abbiamo di incorrere in dei conflitti: è facile, infatti, incontrare persone con punti di vista, abitudini e valori diversi dai nostri ed è altrettanto facile che da ciò nascano delle incomprensioni. Quando le posizioni non riescono a convivere felicemente, sul posto di lavoro, come nella vita di tutti i giorni, le relazioni diventano un tiro alla fune, in cui le due parti si tengono testa con forza. Questo genere di conflitti finiscono per produrre una serie di effetti che incidono negativamente sulla qualità del lavoro e della vita. Per tirare a sé la fune bisogna sbilanciare sé stessi e far sbilanciare gli altri, del resto. Per risanare l’equilibrio, dunque, sarà utile esercitare nella gestione dei conflitti – sempre più richiesta anche nel mondo del lavoro – la preziosa capacità di negoziazione. Saper negoziare vuol dire approcciarsi alle situazioni attivando la propria intelligenza emotiva, essere in grado di cogliere le esigenze dell’altro, saper essere flessibili e aperti ai cambiamenti. Attraverso un corretto ed efficace uso della negoziazione si possono superare i conflitti e trovare mediazioni indispensabili per la convivenza costruttiva delle parti. Ma cosa si intende per negoziazione? È un processo di interazione tra due o più parti, in cui si cerca di stabilire cosa ognuna dovrebbe dare e ricevere, per raggiungere un accordo che sia vantaggioso per entrambe. Dopo averne definito il concetto, è importante rendersi conto se la negoziazione è possibile o meno. Infatti, non sempre i protagonisti coinvolti possono negoziare, così come, spesso, mancano le condizioni per effettuare una negoziazione efficace.   Vediamo i 5 punti...
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