febbraio 2016 - Master Coach Italia
I 5 fondamenti del Codice Etico del Coach

I 5 fondamenti del Codice Etico del Coach

Spesso vi illustriamo le opportunità e gli strumenti del coaching, ma oggi vogliamo soffermarci sul codice etico del coach e sugli aspetti giuridici ad esso legati, fornendovi un quadro utile ed esauriente ad opera della dott.ssa Maria Carducci, avvocato e coach. Parliamo ancora di questa professione, il coaching. E da avvocato – e coach – non potevo che occuparmene anche dal punto di vista normativo. Quanti di voi si saranno chiesti: è una professione riconosciuta (ovvero normata)? È una professione garantita (da codice etico)? Iniziamo subito con il dire che la professione del coaching non fa capo ad albi o ordini professionali, ma è normata dalla l. n. 4 del 14.1.2013. Questo significa che per un verso la professione è lasciata libera di evolversi in base ad esigenze di efficacia e funzionalità che ontologicamente mutano col mutare dei tempi e dei costumi; per altro verso può apparentemente creare confusione sul percorso professionalizzante o sulle regole da seguire per essere un coach professionista. Qui ci occuperemo di chiarire le regole da osservare per essere un buon coach. L’evoluzione di questa professione negli anni ha portato alla elaborazione di un vero e proprio Codice Etico del coach che cristallizza pochi, ma efficaci principi, largamente condivisi, applicati con successo e per questo diventati per prassi delle regole oramai imprescindibili, vediamole insieme! 1. Affidabilità Il coach ha la responsabilità di aggiornarsi continuamente e di tenere fede ai propri impegni in modo tale da infondere fiducia al coachee (ovvero il cliente). 2. Riservatezza Il coach ha l’obbligo di garantire l’assoluta riservatezza su dati e informazioni di cui viene a conoscenza nell’esercizio della professione. 3. Rispetto Il coach non...
La mia Torre preziosa della Felicità

La mia Torre preziosa della Felicità

Mi piace pensare alla Felicità come ad una Torre preziosa composta da tanti piccoli mattoncini. Cosa hanno in comune la Felicità e la Torre? Entrambe si costruiscono. A renderle preziose è il tempo che ci mettiamo nel costruirle, un tempo che prevede cura, perseveranza, coraggio, passione e determinazione. A questo proposito mi viene in mente la famosa citazione dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry, “È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. Domenica 31 gennaio, in occasione dell’evento L’Arte della Felicità, organizzato dalla pianista Annamaria Giannelli, Presidente dell’Associazione Centro Studi “Il Salotto delle Arti” di Triggiano, in provincia di Bari, ho avuto la preziosa opportunità di intervenire come Coach, formata dalla Scuola di Coaching Master Coach Italia, per condividere la mia esperienza personale di costruzione della mia Torre preziosa di Felicità. Durante l’intervento ho individuato i sei mattoncini che compongono la mia Torre Coaching Ho avuto modo di sperimentarne l’efficacia nel 2013 durante l’incontro Adamo Experience, organizzato dal Coach Pasquale Adamo, in cui si parlava di un cambio di storia. In quel periodo i risultati che ottenevo nella mia vita non mi soddisfacevano e ho compreso che per rendere la mia torre solida e preziosa avevo bisogno di rivedere alcuni punti della storia che avevo vissuto e che mi ero raccontata fino a quel momento.   Consapevolezza Ho compreso che per cambiare la mia storia avrei dovuto indagare i miei pensieri, potenzianti o depotenzianti; fare attenzione alle mie parole, cosa dicevo e cosa mi dicevo; osservare i miei comportamenti, atteggiamenti ed azioni.   Decisione e azione Sono diventata consapevole...
Perché andare dal Life Coach?

Perché andare dal Life Coach?

  Perché andare dal Life Coach? Una  domanda interessante, non credi? E si, perché spesso si tende a confondersi con altri professionisti. “Ho un po’ di malessere” – “Non vado d’accordo con il mio fidanzato” – “Ho problemi sul lavoro e non so cosa fare”. Quando e perché è il momento di rivolgersi ad un Coach? Serve un Coach o un Counselor, o uno psicologo o chissà cos’altro? . Non starò qui a tediarti con le differenze tra coaching, psicologia, psicoterapia e counseling, perché forse sarebbe più utile in un altro articolo. Qui, grazie ad Huffington Post, voglio solo introdurti ad una riflessione: quando e perché puoi rivolgerti ad un Life Coach. Come dire: cosa deve accadere o non accadere perché si “possa” o si “scelga” di andare  ad un Coach?  In questo articolo, troverai interessanti linee guida, dove il leitmotiv  è sempre la tua esperienza di vita, ovvero il territorio preferenziale in cui si muove il Life Coachin. Tutto questo nell’ottica di esplorare le  infinite possibilità alternative al problema per condurti verso nuovi stimolanti obiettivi, attraverso un aiuto professionale, specializzato e soprattutto cooperativo. Daniela Marrocco –  Coach   Le ho provate tutte, ma ogni volta che dico “Sono una Life Coach” suona come qualcosa di scarsa considerazione. Per fortuna, amo profondamente il mio lavoro e il coaching è in grado di trasformare la vita. Così continuo ad utilizzare la definizione più popolare della mia professione perché noi coach non abbiamo ancora sfornato niente di meglio. Ingegneri dello stile di vita? No, grazie.   E perché andare da un Life Coach? Se non hai ancora conosciuto un coach ti...
Negoziazione: 5 punti per trovare un accordo

Negoziazione: 5 punti per trovare un accordo

Più occasioni abbiamo di confrontarci con il mondo esterno, più possibilità abbiamo di incorrere in dei conflitti: è facile, infatti, incontrare persone con punti di vista, abitudini e valori diversi dai nostri ed è altrettanto facile che da ciò nascano delle incomprensioni. Quando le posizioni non riescono a convivere felicemente, sul posto di lavoro, come nella vita di tutti i giorni, le relazioni diventano un tiro alla fune, in cui le due parti si tengono testa con forza. Questo genere di conflitti finiscono per produrre una serie di effetti che incidono negativamente sulla qualità del lavoro e della vita. Per tirare a sé la fune bisogna sbilanciare sé stessi e far sbilanciare gli altri, del resto. Per risanare l’equilibrio, dunque, sarà utile esercitare nella gestione dei conflitti – sempre più richiesta anche nel mondo del lavoro – la preziosa capacità di negoziazione. Saper negoziare vuol dire approcciarsi alle situazioni attivando la propria intelligenza emotiva, essere in grado di cogliere le esigenze dell’altro, saper essere flessibili e aperti ai cambiamenti. Attraverso un corretto ed efficace uso della negoziazione si possono superare i conflitti e trovare mediazioni indispensabili per la convivenza costruttiva delle parti. Ma cosa si intende per negoziazione? È un processo di interazione tra due o più parti, in cui si cerca di stabilire cosa ognuna dovrebbe dare e ricevere, per raggiungere un accordo che sia vantaggioso per entrambe. Dopo averne definito il concetto, è importante rendersi conto se la negoziazione è possibile o meno. Infatti, non sempre i protagonisti coinvolti possono negoziare, così come, spesso, mancano le condizioni per effettuare una negoziazione efficace.   Vediamo i 5 punti...
'